Una riflessione che si associa a quella del professore Giuseppe Cirelli, del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania, che ha portato i saluti del direttore, professor Mario D’Amico: «Il 75% della popolazione europea vive in aree urbane, e questo impone un cambio di paradigma: dobbiamo essere resilienti e operare in ottica green».». Un risultato che richiede una progettazione capace di contrastare l’impermeabilizzazione del suolo, anche attraverso i Sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SuDS).
«Una buona idraulica – afferma Cirelli – si può realizzare anche adottando soluzioni tecniche che prevedano la presenza della natura, rendendo gli spazi urbani più vivibili e sostenibili».
Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha intensificato il lavoro su questi temi, poiché soprattutto nell’ultimo decennio la frequenza e l’intensità degli eventi piovosi sono aumentate, mentre le infrastrutture esistenti non riescono più a gestire i volumi d’acqua sempre più elevati. «A Valencia, a Rotterdam e in molte altre città europee – spiega Cirelli – si osservano criticità legate all’aumentare degli eventi estremi di pioggia oltre alla scarsa manutenzione. Ma dobbiamo cominciare a intervenire: qui abbiamo un problema con l’eccessiva artificializzazione e la progressiva sigillatura del suolo. Negli ultimi vent’anni, l’estensione delle aree urbanizzate è aumentata del 20%. Per ovviare a questo problema, in diversi Paesi si sta sperimentando il depaving, ossia la rimozione delle superfici impermeabili e la loro sostituzione con spazi verdi».